L’inaugurazione dei nuovi locali dell’Hospice “Raggio di Sole” di Salemi dell’Asp Trapani, avvenuta nella mattinata di oggi 4 marzo 2026,

rappresenta un passaggio significativo non solo per l’organizzazione delle cure palliative nel territorio trapanese, ma anche dal punto di vista culturale e professionale per il mondo medico.

Le cure palliative, infatti, richiedono un approccio diverso alla malattia e al rapporto con il paziente, in cui l’obiettivo non è più la guarigione ma la tutela della dignità e della qualità della vita nella fase più delicata dell’esistenza. Un cambiamento di prospettiva che riguarda in primo luogo i medici, chiamati a riconsiderare il significato stesso della cura.

“Oggi non inauguriamo soltanto un luogo di cura ma anche uno spazio di umanità in cui deve essere preservata fino alla fine della vita la dignità della persona –  dichiara Filippo Mangiapane, presidente dell’Ordine dei Medici di Trapani intervenuto all’inaugurazione –. Arriva un momento in cui noi medici dobbiamo cambiare la nostra prospettiva. Non si parla più di guarigione ma di ascolto, di presenza e di supporto, non soltanto ai pazienti ma anche alle loro famiglie. È un passaggio molto importante. Anche dal punto di vista culturale per la professione medica. Perché significa riconoscere che la cura non si esaurisce nel tentativo di sconfiggere la malattia ma continua nell’accompagnamento della persona lungo tutto il suo percorso”.

“L’hospice e le cure palliative non rappresentano un passo indietro della medicina ma, al contrario, il suo compimento. Sono quel momento in cui la medicina esprime pienamente la propria funzione, mettendo al centro la persona e i suoi bisogni. In questi contesti diventano fondamentali l’attenzione alla sofferenza, il controllo del dolore, il sostegno psicologico e la vicinanza ai familiari, che vivono insieme al paziente una fase estremamente delicata della vita – prosegue e conclude -. Per questo strutture come questa hanno un valore enorme non solo dal punto di vista sanitario ma anche umano e sociale. Rappresentano un segno di civiltà di un sistema sanitario che sa prendersi cura delle persone fino alla fine, con rispetto, professionalità e sensibilità”.

(Fonte Sicilia Medica)

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